James P. Carse - Giochi finiti e infiniti
James P. Carse - Giochi finiti e infiniti
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Breviario di teologia anarchica, silloge di aforismi, trattato di speculazione antropologica... Giochi finiti e infiniti è un testo che, nella sua varietà inesauribile, riesce a perseguire la stessa libertà esistenziale a cui vuole iniziarci. Classico sui generis, quest’opera camaleontica di James P. Carse colpisce per la sua rara capacità di coniugare immediatezza e facilità di lettura con la più rigorosa profondità filosofica. Ogni cosa, nella vita umana, può essere letta secondo i principi di un gioco, ma questo non vuol dire sminuirne la complessità; vuol dire, al contrario, prendere atto di cosa sacrifichiamo nel nome di regole che possiamo sempre riscrivere. Se le istituzioni, il lavoro, la famiglia e la guerra ci costringono a seguire un copione ben definito, a sottostare ai criteri di una «partita» pensata esclusivamente per discriminare tra vinti e vincitori, lo fanno in quanto giochi finiti: giochi orientati alla competizione, al pedissequo rispetto delle regole e alla promessa di un premio. E spesso, in nome di quel premio siamo disposti a subire le peggiori iniquità. I giochi infiniti invece sono espressione di quanto c’è di più genuinamente umano, vitale, intenso e imperituro: l’amore, l’amicizia, il mito e la poesia; là dove le regole sono costantemente riscritte in una danza di profonda intesa, e l’esito della partita non conta, ma solo l’intrecciarsi delle vite che vi partecipano. Là dove l’unico obiettivo è il piacere di giocare e far sì che tale piacere ci sopravviva.
Comprendere che tutto è un gioco vuol dire capire che nulla è necessario e persino le più granitiche tradizioni possono essere scardinate in un afflato di rigorosa lievità. Giocare alla vita è forse il modo migliore per prenderla davvero sul serio, di liberarne tutte le infinite possibilità. Perché nel gioco, come ci ricorda Carse, «tutto ciò che accade è importante».
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